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La trappola


di Membro VIP di Annunci69.it Noxen
03.06.2026    |    436    |    0 8.7
"» Continuai a scopare e leccare le due donne mentre loro si passavano la macchina fotografica e si masturbavano..."
Mi contattarono tramite il sito.

Avevano visto le mie foto — quelle che avevo pubblicato nell'annuncio — e volevano che facessi le stesse a lei. Per il loro profilo, dissero. Per l'annuncio.

Si chiamavano Davide e Valentina.

Capii subito che le foto erano un pretesto. O almeno una porta. Non lo dissi, non lo feci dire a loro. Accettai l'incarico con la stessa neutralità con cui si accetta qualsiasi altro lavoro.

Arrivai a casa loro con il bag e il cavalletto. Allestimmo un angolo della sala come set.

Valentina era minuta, capelli biondi lunghi fino alle spalle, sorriso malizioso che non si spegneva mai. Un corpo che la macchina fotografica trattò bene fin dal primo scatto — tette impertinenti, un culo sodo e ritto di chi corre sul serio.
Davide rimase in disparte per tutta la serata, tranquillo, con quello sguardo di chi è soddisfatto solo a guardare.

Lavorammo per ore. Alla fine ci salutammo con la promessa di rivederci per la consegna.

Quando comunicai che le foto erano pronte mi invitarono a cena.

Aggiunsero, quasi di passaggio, che ci sarebbe stata un'altra coppia — amici, dissero, scambisti anche loro. Che non avrei dovuto preoccuparmi.

Non mi preoccupai.

Stavo ancora guidando verso casa loro quando mi chiamarono. Voce di Davide, tono leggero.

Mi dissero di raggiungerli in un bar in città. Aperitivo. Avrebbero fatto piacere se mi fossi unito.

Mi unii.

La seconda coppia si chiamava Nicola e Fiamma. Lei aveva capelli rossi e ricci, occhi verdi di quelli che si notano da lontano, un sorriso che non stava mai fermo. Scherzammo sul fatto che in quel bar nessuno avrebbe immaginato cosa ci univa. Che se lo avessero saputo avremmo fatto scandalo solo stando seduti.

A un certo punto Davide chiese a Valentina di raggiungere Fiamma a casa per dare una mano in cucina, intanto che noi uomini aspettassimo che la cena fosse pronta. Le due si avviarono. Restammo in tre al bar — io, Davide, Nicola.

Parlammo. Ordinammo un altro giro. Poi uscimmo a fare due passi per la città.

A un certo punto Davide e Nicola mi dissero che dovevano fermarsi in un negozio. Che potevo andare avanti, che loro sarebbero arrivati a breve. Mentre lo dicevano si scambiarono uno sguardo che non era affatto casuale.

Capii.

Salutai e accelerai il passo.


Aprì Fiamma.

Sorriso largo, aria allegra, il profumo della cucina che arrivava dal fondo del corridoio. Valentina era ai fornelli, di schiena, i capelli raccolti in fretta. Entrai, salutai, rimasi prudente. Non presi iniziative. Aspettai un segnale che non fosse ambiguo.

Fiamma disse qualcosa di leggero, una battuta, e il ghiaccio si sciolse da solo.

Mi avvicinai a Valentina da dietro, la abbracciai senza dire niente. Sentii subito le sue mani sulle mie. Poi sentii Fiamma arrivare da dietro me — un braccio sulla spalla, l'altra mano che cercava davanti, trovò quello che stava cercando e si fermò lì mentre cresceva tra le sue dita.

Stretto tra quelle due donne meravigliose, tutti e tre ci girammo.

Il bacio a tre arrivò senza accordi. Mani e lingue che vagavano senza chiedere il permesso.

Fiamma mi prese per mano e mi trascinò sul soppalco. Mi spinse sul divano con una dolcezza che era solo apparente. Valentina mi seguì. In due mi sbottonarono, mi spogliarono con quella sincronia istintiva di chi non ha bisogno di coordinarsi.

Valentina mi prese in bocca con una passione che non aveva niente di cerimoniale. Fiamma scese con le labbra lungo il mio petto, il ventre, raggiunse Valentina e continuarono in due — mani, bocche, lingue che si alternavano senza sosta.

Sentii le chiavi nella porta.

Davide e Nicola entrarono e si fermarono sulla soglia.

Dissero di non fermarci. Lo dissero ridendo, con la voce di chi trova esattamente quello che sperava di trovare. Si sedettero ai lati del divano, si spogliarono, erano già duri. Iniziarono a masturbarsi guardando.

Poi, a un certo punto, le loro mani si incrociarono.

Uno stringeva il cazzo dell'altro. Viceversa. Senza parole, senza accordi visibili. Come se fosse la cosa più naturale del momento.

Fiamma se ne accorse. Smise quello che stava facendo, si sistemò con le ginocchia ai lati della mia testa e si fece leccare mentre Valentina continuava il pompino.

Poi Valentina smise e mi cavalcò. Gemette piano mentre si sistemava sopra di me. Poi si fermò — sentii movimenti diversi, qualcosa che non riuscivo a distinguere dall'interno.

Era Nicola. Si era posizionato dietro di lei. Stava entrando nell'altro buco mentre io ero dentro di lei.

Rimasi immobile.

Sentivo il suo cazzo attraverso la parete sottile, cappella contro cappella, un attrito lento e preciso che non somigliava a niente di quello che avevo provato prima.

Fiamma si mise a pecora per Davide. Mentre lui la scopava, lei si avvicinò a me e mi baciò.

A un certo punto tutti si fermarono.

Davide disse qualcosa, rise. Poi tirò fuori il telefono. Nicola fece lo stesso con la macchina che aveva portato in borsa.

«Adesso tocca a noi fare lo shooting.»

Continuai a scopare e leccare le due donne mentre loro si passavano la macchina fotografica e si masturbavano. Poi dissero alle due di farmi venire con un pompino a due. Sul viso. Di entrambe.

Valentina e Fiamma si misero di impegno — mani, lingue, bocche. Quando sentii l'orgasmo arrivare chiamai Valentina che stava lecchando il buco del culo per dirle di raggiungerci.

Nicola si posizionò per riprendere.

Presi il viso di tutte e due — uno schizzo per una.

Davide si avvicinò a Fiamma, entrò dentro di lei e sborrò. La sborra le colò dalla fica lungo le cosce mentre era ancora a pecora. Nicola riprese anche quello. Poi si scambiarono la macchina — Nicola si masturbò e volle il viso di entrambe. Davide fotografò.

Il risultato fu quello che fu.

La doccia la facemmo a turni di due, lavandoci a vicenda con quella leggerezza che arriva dopo certe serate, quando il corpo è stanco e la testa è insolitamente quieta.

Ci asciugammo sul divano. Parlammo di poco. Ridemmo ancora.

Prima di andare via, Davide mi disse che aveva fatto bene a fidarsi di lui.

Non risposi subito.

Pensai alle chiavi nella porta, allo sguardo scambiato fuori dal negozio, al campanello a cui aveva aperto Fiamma con quel sorriso già pronto.

«Era una trappola», dissi.

Rise. «Era un invito», disse. «Le trappole non hanno uscita.»
Aveva ragione.
Restava da riconsegnare anche quelle foto.
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